Per passare alla storia come abbiamo visto, vi furono sempre degli elementi cruciali che caratterizzarono l'infanzia di molti grandi artisti, soprattutto eventi negati che segnarono profondamente la vita dei futuri autori.
Ma questo ovviamente non è l'unico elemento che può far nascere il desiderio di scrivere, infatti le sorelle Brönte ne sono una testimonianza. Charlotte, Anne ed Emily nacquero a 2 anni di distanza l'una dall'altra altra: nel 1816, 1818 e nel 1820.
Nacquero e morirono tutte e 3 a Thornton nello Yorkshire in Inghilterra. Il padre fin da piccole le circondò di grandi biblioteche nelle quali le bambine si rifugiavano per sfuggire alla monotonia del loro paese ed infatti tutte e 3 crearono un complicato ciclo di storie infantili. In seguito infatti, proprio per la loro dedizione alla letteratura, scrissero tutte dei romanzi, che oggi sono passati alla storia.
Charlotte, forse la meno conosciuta delle tre, scrisse la sua autobiografia nel romanzo Agnes Gray.
Charlotte invece conquista il pubblico con il romanzo Jane Eyre, che tratta anche il tema dell'educazione infantile, all'epoca molto severa e crudele verso gli alunni.
Infine Emily Brönte scrisse il suo unico romanzo: cime tempestose. Quest'ultimo tratta soprattutto le ingiustizie provocate dai rapporti di classe con i quali la protagonista di deve confrontare. Vivrà una continua lotta per ottenere un buon marito, elemento fondamentale per la vita di una giovane donna del tempo e sacrificando così i suoi sentimenti.
Le 3 sorelle sono oggi un esempio di modernità e anticonformismo. Spronano i loro lettori e lettrici ad essere persone consapevoli e acculturate come le loro protagoniste, donne che non si accontentano e che mostrano molta tenacia.
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mercoledì 22 maggio 2019
domenica 19 maggio 2019
Nel panorama tedesco invece incontriamo Kafka, autore spesso incompreso ed emblematico. Tutti i suoi libri presentano la figura del padre, con il quale ebbe un rapporto doloroso e sofferto fin da piccolo.
Il racconto più conosciuto è sicuramente "la metamorfosi" che narra la storia si Gregor Samsa, il quale un giorno si trovò trasformato in uno scarafaggio.
Da quel momento la vita di Gregor cambia, è intrappolato dentro un corpo che non riconosce come suo e che gli altri disgustatno.
Nel racconto il suo successivo rapporto con la famiglia cambierà, infatti i genitori preoccupati per la mancanza di soldi in casa provano rancore per il figlio e se ne vergognano. La storia di Gregor prende una piega inaspettata quando il padre, preso dalla rabbia, gli scaglia contro una mela e di lì a poco Gregor morirà.
Nel racconto l'autore si identifica con il personaggio/ animale principale ed infatti la trasformazione di Gregor si traduce come risposta al suo senso di colpa, sentimento che caratterizza i racconti di Kafka e che soprattutto è stato vissuti dall'autore fin da piccolo. Appare quindi chiaro che nel racconto il padre di Gregor corrisponda a quello dell'autore, il quale diventerà l'artefice della morte del figlio.
Kafka nella "lettera al padre" testo, postumo alla sua morte, incolpa il padre per non aver ricevuto affetto durante la sua infanzia, e quindi di aver sviluppato un senso di inadeguatezza perenne. Kafka nella lettera narra un episodio della sua infanzia: il picolo Franz chiede un bicchiere d'acqua in modo insistente e capriccioso per il padre e quindi venne confinato una notte nel ballatoio della casa al freddo.
Kafka visse per tutta la vita un conflitto interno tra la sua realtà di scrittore e il mondo della borghesia, al quale avrebbe dovuto prendere parte secondo i desideri del padre.
Il padre venne quindi spesso rappresentato come una figura severa, ostile che inflisse nel figlio sentimenti di: insicurezza, inadeguatezza e umiliazione.
Infatti non a caso i mondi di cui parla Kafka ci appaiono come degli incubi contorti e angoscianti dove il protagonista è un escluso che guarda la sua storia sapendo di essere impotente.
mercoledì 15 maggio 2019
Un altro importante autore del Novecento è Italo Svevo il quale ha avuto, come gli atri letterati che sono stati citati, un'infanzia molto importante che ha segnato la sua carriera e soprattutto la sua identità.
Infatti quando si parla di Svevo è impossibile che non emerga la questione dell'identità. Le domande su cui Svevo si interrogò fin dalla sua infanzia sono state causate dal suo luogo di nascita. Svevo infatti nacque a Trieste nel 1861, città eccentrica incentrata sulla Mittle-Europa, dato sarà di appartenenza tedesca fino alla prima Guerra Mondiale.
Molti non sanno che in realtà "Italo Svevo" è lo pseudonimo di Ettore Schimtz. Il suo vero nome ricorda le sue origini ebraiche con le quali è entrato in contatto a Trieste, insieme a quelle tedesche. Lo pseudonimo che scelse però è significativo perché il nome Italo rimanda alla cultura italiana, mentre Svevo alla cultura tedesca. Possiamo quindi notare come Svevo si sia interrogato fin da piccolo sulla sua appartenenza a più culture e come queste componenti abbiano influenzato la sua storia.
Durante la sua infanzia l'autore subì molte perdite, tra le quali la più significativa fu quella del padre, evento che ricorre anche nella vita di Zeno Cosini, il protagonista del suo più celebre romanzo "la coscienza di Zeno".
Questo libro fu per Svevo uno specchio della sua vita, infatti alcuni eventi riportati nel libro sono stati realmente vissuti dall'autore: ad esempio Svevo fu costretto dal padre a lavorare negli ultimi anni della sua infanzia; cambiò molti lavori ( come Zeno) passò dall'impiegato in banca al lavoratore in una ditta di vernici ed infine scrittore.
Il romanzo che rispecchia le novità dell'epoca, come la psicanalisi, tratta anche del tema dell'identità, che per il protagonista rimarrà inconcluso.
La tematica più trattata nel romanzo è il fumo, che per Zeno e per Svevo stesso diventa un'ossessione inguaribile. All'epoca dell'autore però era percepito come una testimonianza dell'entrata nell'età adulta. Ciononostante rimane comunque immaturo perché userà sempre "l'ultima sigaretta" come capro espiatorio per giustificare le sue colpe.
Infatti quando si parla di Svevo è impossibile che non emerga la questione dell'identità. Le domande su cui Svevo si interrogò fin dalla sua infanzia sono state causate dal suo luogo di nascita. Svevo infatti nacque a Trieste nel 1861, città eccentrica incentrata sulla Mittle-Europa, dato sarà di appartenenza tedesca fino alla prima Guerra Mondiale.
Molti non sanno che in realtà "Italo Svevo" è lo pseudonimo di Ettore Schimtz. Il suo vero nome ricorda le sue origini ebraiche con le quali è entrato in contatto a Trieste, insieme a quelle tedesche. Lo pseudonimo che scelse però è significativo perché il nome Italo rimanda alla cultura italiana, mentre Svevo alla cultura tedesca. Possiamo quindi notare come Svevo si sia interrogato fin da piccolo sulla sua appartenenza a più culture e come queste componenti abbiano influenzato la sua storia.
Durante la sua infanzia l'autore subì molte perdite, tra le quali la più significativa fu quella del padre, evento che ricorre anche nella vita di Zeno Cosini, il protagonista del suo più celebre romanzo "la coscienza di Zeno".
Questo libro fu per Svevo uno specchio della sua vita, infatti alcuni eventi riportati nel libro sono stati realmente vissuti dall'autore: ad esempio Svevo fu costretto dal padre a lavorare negli ultimi anni della sua infanzia; cambiò molti lavori ( come Zeno) passò dall'impiegato in banca al lavoratore in una ditta di vernici ed infine scrittore.
Il romanzo che rispecchia le novità dell'epoca, come la psicanalisi, tratta anche del tema dell'identità, che per il protagonista rimarrà inconcluso.
La tematica più trattata nel romanzo è il fumo, che per Zeno e per Svevo stesso diventa un'ossessione inguaribile. All'epoca dell'autore però era percepito come una testimonianza dell'entrata nell'età adulta. Ciononostante rimane comunque immaturo perché userà sempre "l'ultima sigaretta" come capro espiatorio per giustificare le sue colpe.
venerdì 10 maggio 2019
Oggi parliamo di Buzzati, autore di cui non potevo non scrivere in quanto condividiamo lo stesso lungo di nascita: Belluno, così come la stessa cultura e soprattutto lo stesso paesaggio.
Buzzati nacque nel 1906, e fin da piccolo entrò in contatto con il senso atemporalità che caratterizza il nostro territorio. Da piccolo infatti era solito giocare al Piave, dove ebbe la prima percezione del deserto, del quale scriverà nel suo celebre romanzo "il deserto dei tartari". Il paesaggio è un tema fondamentale dell' infanzia di Buzzati; è infatti dalla finestra della sua camera nella "villa Buzzati" che entra in contatto con la parete della Schiara. Le Dolomiti per lui furono un elemento molto importante tant'è che fin da piccolo aveva una forte weltanschau, ovvero una forte percezione dei luoghi.
Ebbe per tutta la vita il desiderio di esplorare l'ignoto (sogno che coronò diventando alpinista) e di trovare un rifugio. Quindi conobbe molto presto il tema dell'infinito, dell' inesplorato e misterioso di cui scriverà nei suoi libri come " il barnabo delle montagne" e "segreto del bosco vecchio".
Un evento importante della sua biografia fu la morte prematura del padre, a causa di un tumore, che lo lasciò senza un' importante figura all'età di 14 anni. Proprio per questo evento traumatico, e anche per il suo essere, si rifugiò sempre nella fantasia, tema che si ritrova nei paesaggi dei suoi racconti.
Fu un artista a tutto tondo: pittore, poeta , fumettista e ovviamente scrittore.
Anche se nei suoi libri utilizza un linguaggio semplice, costringe i suoi lettori a mettersi in altri punti di vista, ma soprattutto i suoi libri parlano di temi universali che legano gli uomini e appianano le differenze.
Buzzati nacque nel 1906, e fin da piccolo entrò in contatto con il senso atemporalità che caratterizza il nostro territorio. Da piccolo infatti era solito giocare al Piave, dove ebbe la prima percezione del deserto, del quale scriverà nel suo celebre romanzo "il deserto dei tartari". Il paesaggio è un tema fondamentale dell' infanzia di Buzzati; è infatti dalla finestra della sua camera nella "villa Buzzati" che entra in contatto con la parete della Schiara. Le Dolomiti per lui furono un elemento molto importante tant'è che fin da piccolo aveva una forte weltanschau, ovvero una forte percezione dei luoghi.
Ebbe per tutta la vita il desiderio di esplorare l'ignoto (sogno che coronò diventando alpinista) e di trovare un rifugio. Quindi conobbe molto presto il tema dell'infinito, dell' inesplorato e misterioso di cui scriverà nei suoi libri come " il barnabo delle montagne" e "segreto del bosco vecchio".
Un evento importante della sua biografia fu la morte prematura del padre, a causa di un tumore, che lo lasciò senza un' importante figura all'età di 14 anni. Proprio per questo evento traumatico, e anche per il suo essere, si rifugiò sempre nella fantasia, tema che si ritrova nei paesaggi dei suoi racconti.
Fu un artista a tutto tondo: pittore, poeta , fumettista e ovviamente scrittore.
Anche se nei suoi libri utilizza un linguaggio semplice, costringe i suoi lettori a mettersi in altri punti di vista, ma soprattutto i suoi libri parlano di temi universali che legano gli uomini e appianano le differenze.
lunedì 6 maggio 2019
Nel contesto Italiano invece l'iniziatore del romanticismo fu Giacomo Leopardi, uno dei più importanti poeti della letteratura italiana dell' ottocento. Nonostante gran parte della sua storia e delle sue opere siano di gran lunga studiate e conosciute, è interessante sapere che Leopardi ebbe una madre molto singolare. Le sue vicende personali sono conosciute anche grazie al suo diario noto con il titolo di "Zibaldone".
Adelaide Antici Leopardi, la madre del giovane Poeta diede alla luce 10 figli, soltanto cinque dei quali raggiunsero la maggiore età. Non di rado Leopardi si sofferma a descrivere la madre come una donna religiosissima, molto severa, calcolatrice e incapace di esprimere un affetto sufficiente verso i suoi figli. Per Leopardi la figura della madre fu opprimente e distaccata, l' opposto di quello che un bambino sensibile e malato ,come lui, avrebbe avuto bisogno.
https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=9&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwjq0ce-tYfiAhWFDewKHV68DSEQFjAIegQIARAB&url=http%3A%2F%2Fwww.giacomoleopardi.it%2Fla-famiglia%2Fadelaide-antici%2F&usg=AOvVaw0HoxEmzm_hc5TCOW2mgW3o
Adelaide Antici Leopardi, la madre del giovane Poeta diede alla luce 10 figli, soltanto cinque dei quali raggiunsero la maggiore età. Non di rado Leopardi si sofferma a descrivere la madre come una donna religiosissima, molto severa, calcolatrice e incapace di esprimere un affetto sufficiente verso i suoi figli. Per Leopardi la figura della madre fu opprimente e distaccata, l' opposto di quello che un bambino sensibile e malato ,come lui, avrebbe avuto bisogno.
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